Buon ferragosto da Sports&Beyond!

Buon ferragosto da Sports&Beyond!

Ci abbiamo pensato a cosa augurarvi in questo mese di pausa, per alcuni forzata per altri fortemente desiderata e per altri ancora saltata.

Ed ecco qui che arriviamo con:

5 cose da abbandonare

  1. senso di colpa nel prendersi una pausa
  2. incapacità di staccare la spina
  3. il bisogno di controllo
  4. la paura del cambiamento
  5. autocritica negativa

1 promemoria

Ferragosto ha origini antiche.

Il Ferragosto è una festività di origine romana antica, celebrata il 15 agosto in Italia, a San Marino e nel Canton Ticino. Il giorno di Ferragosto è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta, grigliate, pranzi al sacco e, data la calura stagionale, a rinfrescanti bagni nelle piscine, nelle acque marine, fluviali o lacustri. Molto diffuso anche l’esodo verso le località montane o collinari in cerca di refrigerio.

ll termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese.

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità. L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti. [Tratto da Wikipedia].

Dunque

5 cose da fare + 1

  1. Stacchiamo la spina
  2. Riposiamo
  3. Godiamoci famiglia e amici
  4. Godiamoci natura cultura lettura e quello che volete
  5. Facciamo attività fisica 😉

+ 1 soprattutto divertiamoci!

Buon ferragosto a tutti!


ULTIMI ARTICOLI

Southern Warriors 2022

Southern Warriors 2022

Cover photo © Southern Warriors 2022

Il Team Invisibile ha partecipato anche quest’anno – il 6° consecutivo – al Southern Warriors, l’evento di Crossfit di Monopoli, uno degli eventi italiani più belli di questa disciplina.

Al fianco di un atleta che nelle scorse edizioni ha collezionato due primi posti e un argento per la sua categoria e questa volta invece ha ceduto il passo ad atleti più giovani e ça va sans dire più performanti (leggi le sue conclusioni su Instagram @mirkopriolatrainer).

Due (solo per dire) riflessioni sparse post evento che valgono per tutti gli eventi sportivi.

Chi pratica Crossfit con regolarità, anche solo come alternativa ad altre attività fisiche per il benessere e il fitness, dovrebbe partecipare a una gara di questa portata, come atleta o come pubblico, per beneficiare della motivazione e della spinta ad alzare l’asticella nella sua quotidianità e investire sul proprio senso di autoefficacia. Dunque

-> facciamoci ispirare!

Gli eventi sportivi in presenza (quanto odio dover specificare!) continuano ad essere un momento importante di ispirazione per il pubblico (vedi sopra), di confronto per gli atleti e di aggregazione* per la community: la competizione porta a una sana rivalità e anche grazie alla rivalità possono nascere delle belle amicizie. Se non diamo valore alle relazioni, a cosa sennò?! Lontani dall’essere sciocchi e sottovalutare il pericolo covid, cerchiamo comunque di trovare delle soluzioni valide per non mettere di nuovo a repentaglio momenti e contesti così importanti. Dunque

-> preserviamo gli eventi sportivi!

La logistica di un evento sportivo di questo genere è un grandissimo mal di testa (lo so per diretta esperienza!) e di solito le gratificazioni non sono sufficienti a controbilanciare le rotture e i malcontenti (incredibile ma è matematico!) di chi partecipa o di chi guarda. Direi che vale la pena fare un applauso a chi si impegna e ha il coraggio di investirci risorse in tempo, denaro e anima. Dunque

-> evviva gli organizzatori!

Un evento sportivo che vuole puntare in alto non pensa solo agli atleti ma pensa anche al suo pubblico e il primo pubblico è la family&friends che sta attorno all’atleta. L’invito chiaramente aperto e diretto alla family&friends con relativo trattamento “deluxe” garantiscono il ritorno a vita dell’atleta all’evento. Oltre alle famiglie e ai cheerleader naturali degli atleti, esiste un pubblico potenziale che va attratto, per questo è importante trovare la via per non alzare transenne e invece aprire porte: il potenziale è fuori, non dentro il campo di gara. Dunque

Souther Warriors 2022, Giuseppe Dicarlo e Mirko Priola

-> organizzatori, pensiamoci!

Le regole e gli arbitri, in questo caso i judges sono fondamentali per una competizione. La loro preparazione e professionalità possono fare la differenza. Non ci sarà competizione che farà tornare a casa tutti contenti, ma anche chi non è felice del risultato deve avere la garanzia (e ammettere di averla avuta) che tutto è stato fatto secondo regole e corretto giudizio. In questo caso parliamo di giudici che si sono fatti tre giorni in un campo gara aperto a +40° e non hanno mostrato segni di cedimento. Dunque

-> chapeau ai judges!

Dopo l’ennesima esperienza nel dietro le quinte di un atleta, confermo che il team invisibile di un atleta deve:

  • essere un fenomeno con la logistica;
  • imparare il programma della gara (in questo caso) meglio dell’Atleta (fidatevi serve!!!);
  • adattarsi a ogni situazione – es. sveglia delle 4, 2 giorni interi a + 40° senza bere per non andare in bagno -;
  • esserci sempre – dietro, a fianco, davanti l’Atleta – senza mai farlo percepire e essere pronti a comparire all’istante su richiesta;
  • tenere alto il morale;
  • sapere usare bene carota e bastone (il che a volte significa camuffare il bastone da carota e la carota da bastone);
  • saper respirare il contesto ed essere in grado di analizzarlo, rielaborarlo e farlo proprio.

Dunque

-> Team di invisibili, attrezziamoci e confrontiamoci! 

Concludo

Ho assistito a una sceneggiata – anzi più di una – di un Atleta che evidentemente era convinto di vincere e, dal primo WOD (prima gara), di aver subito ingiustizie (tutte verificate e dissolte), che ha poi concluso con un degno finale

“No, non faccio la foto con voi! Per questo WOD non servivano le skill ma solo fortuna!” 

Ecco è stato un vero dispiacere sentire queste parole. Spero fosse solo un momento di sfogo dopo tre giornate di gara intensa e faticosa e l’adrenalina vorticosamente in circolo. Spero oggi a mente fredda sia d’accordo con me che accidenti se la fortuna è parte del gioco e non solo nello sport ma nella vita! Una reazione così, a un gap morale che evidentemente aveva bisogno di essere colmato, non ha comunque giustificazione. Gli avversari in campo sono compagni fuori dal campo – questo il Crossfit lo dimostra bene – e se la famiglia e/o le esperienze di vita non hanno insegnato l’umiltà, lo sport lo fa di sicuro. Vero è che uno può anche continuare a non imparare. Io spero sempre di sì! Vero è che il mio primo pensiero a quelle parole è stato: “Madonnasantaincoronata per fortuna non sei un mio atleta.” Ecco, menomale no!

Southern Warriors 2022 Finale

Lo sport è valori base massimizzati, sennò (forse) è solo fitness. Sforziamoci di arrivare alla linea di partenza pronti a onorarli!

Buono sport a tutti!

Marianna Zanatta


ULTIMI ARTICOLI

Che cosa significa essere un brand?

Che cosa significa essere un brand?

  1. L’Atleta e l’Azienda: un terzo brand al quadrato
  2. Che cos’è il brand?
  3. Che cos’è il brand di un atleta?
  4. Perchè tutto questo riguarda le aziende?
  5. Che cosa manca?

L’Atleta e l’Azienda: un terzo brand al quadrato

Molti atleti non hanno chiaro che in quanto atleti sono un brand. Molti sono confusi al riguardo. Molti pensano sia affare di pochi, di quelli veramente famosi.

In generale, tutti noi pensiamo che il brand sia legato solo alle grandi aziende il cui logo e i cui prodotti sono immediatamente riconoscibili, ma in realtà anche gli individui possono avere un brand!

Perchè è invece importante che ogni atleta si senta, indifferentemente dalla disciplina, dall’età, dal livello e dalla notorietà di essere brand? Che cosa significa essere brand?

Che cos’è il brand?

La Treccani dice:

‹brä′nd› s. ingl. (propr. «marca, marchio»; pl. brands ‹brä′nds›), usato in ital. al masch. – Nel linguaggio della pubblicità e del marketing aziendale, marchio di fabbrica.

Il marchio 1. è un segno applicato, stampato, impresso ecc. su cose o animali per distinguerli da altri o per indicarne le caratteristiche, la provenienza ecc., e in senso concreto è anche lo strumento per imprimere questo segno (segnare le bestie con un m. a fuoco; contraddistinguere le merci con un m.); 2. in particolare, il marchio è il simbolo o il nome che contraddistingue una merce, un prodotto da un altro, e in questo significato è sinonimo di marca, brand (i grandi marchi della moda, dell’arredamento, del design; un importante m. made in Italy). 

ll Brand è la combinazione di elementi (quali nome, slogan, logo, comunicazione, storia e reputazione) che funzionano come segno distintivo e identificativo di un’impresa (e non solo). La marca (o brand) racchiude in sé immagine, valori, significato, ecc. che lo differenziano dai competitor, determinando il rapporto con il pubblico di riferimento.

Secondo Philip Kotler e Gary Armstrong nel loro Principi di Marketing, il significato di brand è «tutto ciò che un prodotto o servizio rappresenta per i consumatori», come affermano , aggiungendo che questa è «la risorsa più durevole dell’impresa, che vive più a lungo dei singoli prodotti e delle strutture».

Il brand è un bene intangibile e, come sostengono Kotler e Armstrong è l’insieme di «percezioni e sensazioni dei consumatori rispetto a un prodotto e alle sue prestazioni». Da qui possiamo già facilmente intuire che tutti siamo intitolati a considerarci un brand.

Però, non tutti siamo obbligati a farlo. Perchè un atleta invece sì?

Perchè se non lo è già perchè ancora agli inizi di carriera, in qualità di atleta professionista sarà presto un personaggio pubblico e tutto ciò che lo riguarda e sarà a disposizione di un audience definirà chi è, il significato e i valori di chi è, definirà la sua immagine. E stabilirà la connessione con il suo audience, i suoi fan.

Questa connessione, che è emotiva, può essere positiva o negativa e può anche significare che ci fidiamo, ci interessiamo o addirittura lo amiamo!

Che cos’è il brand di un atleta?

È la comunicazione della sua unicità: le sue attività sportive, il suo curriculum sportivo, il suo palmarès, le sue performance, la sua storia, il suo stile, i suoi interessi e le sue convinzioni, i suoi comportamenti e i suoi valori!

Perché è importante che un atleta conosca e gestisca il proprio brand?

Sia che si stia allenando con i compagni di squadra, che stia competendo a una gara, che stia tenendo uno speech sul palcoscenico, stia rilasciando un’intervista a un giornalista, che sia a colloquio con un’azienda potenziale sponsor, sta facendo un’impressione: sta comunicando il suo brand.

Alcuni atleti sognano di diventare famosi o di vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi, altri sognano solo di fare un bel percorso in uno sport senza gare. Conoscendo il suo brand e facendo l’impressione che desidero, si accorgerà di essere in grado di ottenere le opportunità che cerca e di avere un percorso più agevole e soddisfacente nello sport e nella vita!

Perchè tutto questo riguarda le aziende?

I brand ben disegnati (= ben definiti e aderenti all’identità unica, allo stile, ai bisogni, ai desideri, agli obiettivi) possono avere un impatto emotivo su di noi consumatori e contribuire a creare una sorta di relazione tra noi e il brand (e i prodotti o l’azienda a cui è associato).

L’atleta in qualità di brand con una sua identità unica, un suo proprio significato, dei valori e un link emozionale con i suoi fan, può essere un perfetto rappresentante (= testimonial) di un altro brand e rafforzare quel link emozionale di cui abbiamo appena parlato.

Potremmo in qualche modo dire che l’abbinamento di 1 brand + 1 altro brand non fa 2 brand ma un terzo “brand al quadrato”, molto potente e parte vitale di un piano di marketing e comunicazione integrato e di valore per tutti i tipi di aziende, organizzazioni, enti di beneficenza.

Che cosa manca?

Se abbiamo già fatto un passo avanti e compreso che siamo un brand, ciò che manca è capire che cosa va fatto per disegnare quel brand in modo che venga percepito esattamente come desideriamo.

Per gli atleti junior ed emergenti, costruire un brand personale solido è il primo passo per creare una carriera lunga e di successo.

È uno degli strumenti più potenti per accedere al mercato di riferimento. Determina il modo in cui i fan, gli sponsor e il mondo dello sport professionistico percepiscono l’atleta e come lo ricordano e riconoscono.

Il branding dell’atleta è un’area complessa soprattutto perché la concorrenza nel settore del marketing sportivo è elevata. 

Per un atleta emergente può essere difficile distinguersi dalla massa. Inoltre, nella costruzione di un marchio personale e di una strategia di marketing solidi sono coinvolte numerose parti. 

Bisogna considerare tutti gli elementi, da quelli tangibili, come il logo, la scelta dei caratteri e il design, a quelli intangibili, come la promessa del brand (e nell’abbinamento azienda-testimonial di due) e la persona in costante evoluzione nella sua totalità – da atleta e da essere umano.

Le aziende che hanno la necessità di dedicare una fetta (più o meno grossa) allo sports marketing hanno una responsabilità nell’aiutare l’atleta a definire il proprio brand. Ovvio è una responsabilità con un ritorno e il ritorno che più ha senso per un’azienda a fine anno fiscale: il famoso ROI.

Oggi il marketing sportivo e il personal branding sono una partnership che deve essere promossa e preservata e per farlo bisogna mettere in campo molti elementi:

la solita visione di lungo termine, anzi di più ancora, deve assomigliare a un sogno, competenze tecniche, le famose hard skills, tanta esperienza sul campo e una strategia che non consideri solo lo sports marketing come attività integrata a tutte le altre di marketing e comunicazione ma che parta dall’investimento sull’atleta brand e lo affianchi nel suo percorso di crescita.

È per questa ragione che noi di Sports&Beyond abbiamo deciso di creare un format dedicato alle aziende sportive che desiderino aumentare il proprio ROI nello sports marketing partendo proprio dall’investimento nella risorsa umana chiamata atleta.

Author Marianna Zanatta


Ultimi articoli

Cibus Miglior Campagna New Media

Cibus Miglior Campagna New Media


Nel nostro primo incontro dello scorso anno con Fiorani & C., avevamo fissato un obiettivo ben preciso: 

creare una comunicazione distintiva per il brand nel mondo dello sport attraverso una campagna social con sportivi testimonial dei nuovi prodotti di Fiorani “prêt-à-porter”, freschi, bilanciati e pronti all’uso anche per chi, come i nostri atleti, facilmente può trovarsi a consumare il pasto in situazioni tutt’altro che comode.

Essendo un esperimento del tutto nuovo per l’azienda, era il caso di pensare a un primo passo nel mondo dello sport che permettesse di creare un modello virtuoso replicabile

È così che abbiamo deciso di partire con un atleta e abbiamo fatto la scelta di Tamara Lunger che di lì a poco sarebbe partita con il suo camper per il Tamara Tour Spain per scalare le montagne più alte della Spagna. Quale occasione migliore?

Strategia e piano di comunicazione di Sports&Beyond in condivisione e coordinamento con l’azienda, la disponibilità di Tamara e l’autenticità dei contenuti sopra a tutto hanno portato, a meno di un anno di collaborazione, a poter annunciare un eccezionale risultato!

Sport ambassador Tamara Lunger

L’azienda ha raggiunto nuove vette con la nostra atleta, ottenendo un riconoscimento importante: durante la 14esima edizione dei Tespi Awards in occasione di CIBUS International Food Exhibition 2022 (FiereParma) Fiorani & C. è stata premiata per: 

Miglior campagna new media “Campagna social con la testimonial Tamara Lunger”.

Ringraziamo l’azienda per la fiducia e ci congratuliamo per il premio!

Credits campagna Fiorani 2021-2022

Account: Agnese Frigerio
Art direction: Andrea Babato
Athlete management: Marianna Zanatta

Hashtag dell’articolo

#influencer #influencermarketing #sportambassador #tamaralunger #sportmarketing


Vuoi creare una tua campagna con uno sport ambassador?

Perché  un ambassador è importante

Perché un ambassador è importante

Chi pensi sia un ambassador più credibile per la tua azienda, tu o un cliente soddisfatto?

Mentre tu chiaramente sai il fatto tuo e quindi puoi sostenere tranquillamente che il tuo brand o il tuo prodotto sono i migliori sul mercato, questo conta poco per i consumatori… I consumatori vogliono la prova che il vero affare sei tu! Quindi l’importanza delle testimonianze da parte di personaggi celebri, di riferimento, non può essere sottovalutata.

Da memorizzare che, secondo una ricerca di Spectoos, i clienti sono propensi a spendere il 31% in più con un’azienda che ha buoni testimonial, ha buoni ambassador

Quali sono gli effetti benefici degli ambassador?

Gli ambassador sono il timbro di approvazione 

In un mondo di fake news, i consumatori si sono stancati delle affermazioni di vendita sensazionalizzate, delle promozioni urlate. La comunicazione delle qualità di un brand, di un servizio o di un prodotto attraverso un ambassador non solo viene percepita come più credibile ma aiuta l’azienda a costruire relazioni con i suoi consumatori.

Gli ambassador costruiscono quindi fiducia e credibilità

La reputazione è tutto. Per quale azienda è più probabile andare, quella senza recensioni o quella con centinaia di recensioni positive? In questo i testimonial possono avere un ruolo fondamentale e riuscire ad “arruolare” i sostenitori più entusiasti del marchio e fornire una certa flessione reputazionale al brand.

NOTA: un’azienda mondo food ha raggiunto nuove vette con una nostra ambassador. In occasione di CIBUS International Food Exhibition 2022 (FiereParma) durante la 14esima edizione dei Tespi Awards Fiorani & C. è stata premiata con un importante riconoscimento:

Miglior campagna new media “Campagna social con la testimonial Tamara Lunger”.

Gli ambassador forniscono la prova sociale

Hai mai comprato un prodotto perché una celebrità lo ha approvato? O mangiato in un ristorante perché i tuoi amici e la tua famiglia ne giurano l’esistenza e la qualità? Forse ti sei unito a una coda solo per scoprire il motivo di tutto il trambusto? Questa è la prova sociale o, in altri termini, un semplice caso di “se va bene per loro, va bene per me”.

Cosa accade? Una grande testimonianza attinge alla nostra mentalità di gregge e ci persuade che abbiamo bisogno di quel prodotto o di quel servizio perché, dopo tutto, tutti gli altri non possono sbagliarsi, giusto?

Gli ambassador umanizzano il marchio

Tutti amiamo una buona storia. La nostra curiosità ed empatia verso gli altri esseri umani è radicata nella nostra psiche. Questo è un altro motivo per cui le testimonianze sono così efficaci. Forniscono un angolo di interesse umano che permette ai clienti di relazionarsi, connettersi e capire meglio i prodotti e i servizi davanti a loro.

Le grandi marche spendono milioni in campagne pubblicitarie patinate per rivelare il lato umano della loro attività. È possibile ottenere lo stesso risultato ad una frazione del costo procurandosi grandi testimonial. Ne vale la pena se si considera che solo il 34% degli acquirenti B2B sono disposti a considerare affidabili i contenuti dei venditori. (!!!)

Gli ambassador aumentano le conversioni

I clienti che interagiscono con una recensione hanno il 58% in più di probabilità di convertire e 50 o più recensioni possono generare un aumento del 4,6% dei tassi di conversione. Questo dimostra che più testimonianze positive puoi ottenere dai tuoi clienti, più è probabile che tu converta di più.

BigCommerce

Gli ambassador possono mostrare come i problemi/punti dolenti di un marchio possono essere risolti

Non è la prima cosa che ci viene in mente, ma un testimonial brillante può essere utile anche in caso di criticità resi pubblici e illustrare come un’azienda sia stata in grado di affrontare una sfida e risolvere un problema. Meglio ancora, può farlo con molta più immediatezza di una brochure o di un comunicato stampa ed essere, di nuovo, più credibile. 

Secondo il sondaggio, il 69% delle persone dice che preferirebbe conoscere un prodotto o un servizio guardando un breve video rispetto a solo il 18% degli articoli basati sul testo. Combinando il potere delle dimostrazioni video con le testimonianze di utenti autentici, si ottengono tutti i giusti risultati per il coinvolgimento dei clienti.

State of Video Marketing

Articolo tratto da wyzowl.com

Hashtag dell’articolo

#brandambassador #ambassador #influencer #influencermarketing #sportsmarketing