Incontra Simone Moro a Cortina

Incontra Simone Moro a Cortina

Siamo felici di informarvi dell’appuntamento con Simone Moro

📌 Sabato 25 Febbraio alle 19.00
📍 Alexander Hall, Cortina d’Ampezzo (BL)

In occasione dell’evento organizzato da The North Face Italy a Cortina si terrà uno speciale appuntamento serale durante il quale Simone Moro racconterà la sua ultima spedizione invernale sul Manaslu (8,163m) e parlerà di come sia cambiato nel corso degli anni il suo modo di vivere e di vedere l’alpinismo.

Per partecipare e ricevere un regalo esclusivo di benvenuto, basterà iscriversi al membership program di The North Face, XPLR Pass al link https://bit.ly/UniscitiAExplorePass

Simone Moro e la spedizione invernale al Manaslu

Simone Moro e la spedizione invernale al Manaslu

Un quinto tentativo di successo ma con l’amaro in bocca. Almeno per noi.

Alla fine del 2022, Simone Moro è partito dall’Italia per tentare la prima salita invernale del Manaslu (8163 m) insieme ad Alex Txikon e un team di alpinisti nepalesi. Per Simone il quinto tentativo in invernale su questa montagna.

Questa salita invernale della montagna sarebbe stata la quinta salita invernale di Simone su una vetta di 8000 metri.

Ricordiamo le altre quattro: Shisha Pangma (8027 m), Makalu (8463 m) e Gasherbrum II (8035 m), Nanga Parbat (8126 m). 

La prima salita invernale del Manaslu è stata effettuata il 12 gennaio 1984 dai polacchi Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski, così come la concatenazione della salita in successione delle due cime del massiccio del Manaslu: il Pinnacolo Est di 7992 metri e la cima principale di 8163 metri. Quest’ultima salita è stata effettuata anche da due grandissimi alpinisti polacchi, Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer, il 10 novembre 1986.

Il penultimo tentativo di Simone di salire il Manaslu in inverno risale all’anno scorso, 2021, con Alex Txicon, con il quale Simone ha raggiunto la vetta del Nanga Parbat insieme ad Alì Sadpara, che ha perso la vita durante la spedizione invernale sul K2 nel 2020.

I primi quattro tentativi del 2015, 2018, 2020 e 2021 sono falliti a causa della quantità di neve caduta in pochi giorni che ha reso impossibile la salita. 

Questa è stata la sua 72ª spedizione, di cui 22 nella stagione fredda. Prima di partire, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva dichiarato:

“Con lucidità devo riconoscere che nei precedenti quattro tentativi, tre mesi per ciascuno, quindi un anno della mia vita, sono riuscito ad arrivare solo a 6.200 metri, un percorso che di solito completo in tre ore”. Il Manaslu è considerato uno dei più facili nella stagione propizia, il che spiega bene quanto sia sconvolgente se si va in inverno”.

In questa quinta volta invece le condizioni meteorologiche erano propizie ma non è bastato:

Simone ha dovuto rinunciare a causa di un malessere fisico (dissenteria) che gli ha tolto le forze e l’ha costretto a prendere la decisione di rinunciare alla salita e a invitare il resto del team a continuare senza di lui.

Ciò che per Simone è stato rinuncia e quindi fallimento nel raggiungimento dell’obiettivo, per Alex Txikon, Chhepal Sherpa, Tenjen Lama Sherpa, Pasang Nurbu Sherpa, Mingtemba Sherpa, Pemba Tasi Sherpa e Gyalu Sherpa è stato successo pieno con una vetta conquistata dopo 39 anni dalla prima salita.

Noi di Sports&Beyond facciamo i complimenti a tutti, per il successo al team che è arrivato in vetta e a Simone per la lucidità di prendere una decisione tanto difficile.

Se volete leggere le riflessioni del dietro le quinte di Marianna Zanatta potete leggere l’articolo Simone Moro e il Manaslu – Quando non è solo una questione di resilienza, di successo e di fallimento.


Trovate Simone Moro su

IG: www.instagram.com/iamsimonemoro

FB: https://www.facebook.com/SimoneMoroOfficial/

www.simonemoro.com

Per speech motivazionali e altri progetti

Contattate

Marianna Zanatta 
marianna@mariannazanatta.com 
+39 340 6249031 

There is always hop hop hop

There is always hop hop hop

Abbiamo un sacco di cose belle da raccontarvi…

Ma siamo stanchi! 😁

Il nostro 2022 è stato davvero impegnativo e interessante. Abbiamo corso a destra e a manca e volato da nord a sud. Abbiamo risposto prontamente a richieste last minute â€œper ieri” e abbiamo pure aperto il famoso department “offertificio” (indescrivibile la quantità di preventivi richiesti, ovviamente sempre per ieri)!

Menomale che l’entusiasmo è rimasto alto

Immaginandovi stanchi e desiderosi di vacanza, per il momento vi auguriamo TANTO RIPOSO e di recuperare le energie spese; nel nuovo anno torneremo a voi con delle novità.

Cose da fare rigorosamente sul divano

  1. Dormire
  2. Maratona serie TV
  3. Leggere il nostro blog!

  • Incontra Simone Moro a Cortina
    In occasione dell’evento organizzato da The North Face Italy a Cortina si terrà uno speciale appuntamento serale durante il quale Simone Moro racconterà la sua ultima spedizione invernale sul Manaslu (8,163m) e parlerà di come sia cambiato nel corso degli anni il suo modo di vivere e di vedere l’alpinismo.
  • Simone Moro e la spedizione invernale al Manaslu
    Ciò che per Simone è stato rinuncia e quindi fallimento nel raggiungimento dell’obiettivo, per Alex Txikon, Chhepal Sherpa, Tenjen Lama Sherpa, Pasang Nurbu Sherpa, Mingtemba Sherpa, Pemba Tasi Sherpa e Gyalu Sherpa è stato successo pieno con una vetta conquistata dopo 39 anni dalla prima salita.
  • There is always hop hop hop
    Il nostro 2022 è stato davvero impegnativo e interessante. Abbiamo corso a destra e a manca e volato da nord a sud. Abbiamo risposto prontamente a richieste last minute “per ieri” e abbiamo pure aperto il famoso department “offertificio” (indescrivibile la quantità di preventivi richiesti, ovviamente sempre per ieri)!
Un altro Natale a 8000 m. insieme a Simone Moro

Un altro Natale a 8000 m. insieme a Simone Moro

Simone Moro in partenza per il suo quinto tentativo di salita invernale sull’ottava montagna più alta del mondo: il Manaslu.

E anche questo Natale lo passeremo con un’invernale a tavola (smartphone sempre sotto controllo!) insieme ad amici e parenti.

Eh sì! Simone Moro, dopo il quarto tentativo nella scorsa stagione invernale 2021/22, ritorna in Nepal per la quinta volta d’inverno per la salita del Manaslu (8163 m.), la montagna nepalese, ottava più alta del mondo.

«Sarà una spedizione all’insegna del 5. Ho 55 anni, per la quinta volta tento il Manaslu, se ci riesco sarà il mio quinto Ottomila invernale, esattamente 25 anni dopo la tragedia sull’Annapurna.», ha detto in un’intervista al Corriere della Sera ,

«Con lucidità devo riconoscere che nei quattro tentativi precedenti, tre mesi per ognuno, quindi un anno della mia vita, sono riuscito ad arrivare solo a 6.200 metri, un tragitto che in genere compio in tre ore. Il Manaslu è considerato uno dei più facili in stagione propizia, questo spiega bene quanto cambino i giochi se si va d’inverno». 

Non considerare chiusi i giochi dopo quattro tentativi che hanno portato a un risultato davvero poco accettabile e ritentarci una quinta volta è un’impresa di per se straordinaria, non credete?

Dopo quante volte ci siamo arresi verso una nostra vetta ambita? Due? Tre? Diciamo la verità.

Ma questo è Simone, lo sappiamo bene!

Resistenza è sicuramente una delle doti che lo ha contraddistinto in tutta la sua carriera alpinistica e che l’ha portato ad essere l’unico alpinista al mondo ad aver compiuto quattro prime salite in completa stagione invernale su un ottomila: 

Makalu (8463 m), Shisha Pangma (8,027 m), Gasherbrum II (8,035 m) and Nanga Parbat (8126 m).

Per volere arrivare in vetta a una quinta montagna – e così fortemente – non basta l’ambizione, ci vuole amore! Che ne dite voi?

State sintonizzati.

Marianna Zanatta

Buon ferragosto da Sports&Beyond!

Buon ferragosto da Sports&Beyond!

Ci abbiamo pensato a cosa augurarvi in questo mese di pausa, per alcuni forzata per altri fortemente desiderata e per altri ancora saltata.

Ed ecco qui che arriviamo con:

5 cose da abbandonare

  1. senso di colpa nel prendersi una pausa
  2. incapacità di staccare la spina
  3. il bisogno di controllo
  4. la paura del cambiamento
  5. autocritica negativa

1 promemoria

Ferragosto ha origini antiche.

Il Ferragosto è una festività di origine romana antica, celebrata il 15 agosto in Italia, a San Marino e nel Canton Ticino. Il giorno di Ferragosto è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta, grigliate, pranzi al sacco e, data la calura stagionale, a rinfrescanti bagni nelle piscine, nelle acque marine, fluviali o lacustri. Molto diffuso anche l’esodo verso le località montane o collinari in cerca di refrigerio.

ll termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese.

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso, dio della terra e della fertilità. L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti. [Tratto da Wikipedia].

Dunque

5 cose da fare + 1

  1. Stacchiamo la spina
  2. Riposiamo
  3. Godiamoci famiglia e amici
  4. Godiamoci natura cultura lettura e quello che volete
  5. Facciamo attività fisica 😉

+ 1 soprattutto divertiamoci!

Buon ferragosto a tutti!


ULTIMI ARTICOLI

Cibus Miglior Campagna New Media

Cibus Miglior Campagna New Media


Nel nostro primo incontro dello scorso anno con Fiorani & C., avevamo fissato un obiettivo ben preciso: 

creare una comunicazione distintiva per il brand nel mondo dello sport attraverso una campagna social con sportivi testimonial dei nuovi prodotti di Fiorani “prêt-à-porter”, freschi, bilanciati e pronti all’uso anche per chi, come i nostri atleti, facilmente può trovarsi a consumare il pasto in situazioni tutt’altro che comode.

Essendo un esperimento del tutto nuovo per l’azienda, era il caso di pensare a un primo passo nel mondo dello sport che permettesse di creare un modello virtuoso replicabile

È così che abbiamo deciso di partire con un atleta e abbiamo fatto la scelta di Tamara Lunger che di lì a poco sarebbe partita con il suo camper per il Tamara Tour Spain per scalare le montagne più alte della Spagna. Quale occasione migliore?

Strategia e piano di comunicazione di Sports&Beyond in condivisione e coordinamento con l’azienda, la disponibilità di Tamara e l’autenticità dei contenuti sopra a tutto hanno portato, a meno di un anno di collaborazione, a poter annunciare un eccezionale risultato!

Sport ambassador Tamara Lunger

L’azienda ha raggiunto nuove vette con la nostra atleta, ottenendo un riconoscimento importante: durante la 14esima edizione dei Tespi Awards in occasione di CIBUS International Food Exhibition 2022 (FiereParma) Fiorani & C. è stata premiata per: 

Miglior campagna new media “Campagna social con la testimonial Tamara Lunger”.

Ringraziamo l’azienda per la fiducia e ci congratuliamo per il premio!

Credits campagna Fiorani 2021-2022

Account: Agnese Frigerio
Art direction: Andrea Babato
Athlete management: Marianna Zanatta

Hashtag dell’articolo

#influencer #influencermarketing #sportambassador #tamaralunger #sportmarketing


Vuoi creare una tua campagna con uno sport ambassador?

Sponsorship vs influencer marketing #03/03

Sponsorship vs influencer marketing #03/03

L’OPPORTUNITÀ – il ruolo chiave degli atleti nel mondo digitale

Le aziende oggi hanno una grande opportunità: nello sviluppo delle attività di influencer marketing possono infatti scegliere soggetti che su un piano digitale riescono ad accompagnare una community nel loro mondo di riferimento. E se (SE) sono bravi riescono anche a far vendere prodotti.

In un budget di marketing le aziende possono riservare uno spazio più o meno grande sia a pseudo-atleti digitali sia ad atleti professionisti con un impegno a livello economico/finanziario variabile (quindi non necessariamente economico) ma sicuramente light e di breve durata da un punto di vista contrattuale. Il ROI Ã¨ misurabile sia che si tratti di far girare il brand che di vendere prodotti.

Per le aziende che hanno un DNA sportivo questa opportunità è ancora più strutturata e diversificata: possono infatti pensare anche a un’attivazione con degli influencer, quindi a un investimento su un piano totalmente digitale, per raggiungere un’audience più ampia e diversificata, ma devono stare molto attente a come farlo. 

Questo tipo di attività deve essere inserita in una strategia che comunque continua a dare priorità alle sponsorizzazioni di atleti professionisti e le attività devono essere allineate per poter lavorare in maniera sinergica.

Perché?

Perché esistono due piani diversi attraverso cui comunicare che non si toccano e sono divisi da l’unica peculiarità umana che dal reale riesce a passare attraverso il digitale: LE EMOZIONI.

Ma dal punto di vista di un’azienda, come abbiamo visto, ciò che differisce davvero tra la sponsorizzazione e l’influencer marketing Ã¨ il patrimonio intangibile che la sponsorizzazione sportiva porta sul tavolo. 

Gli sport rappresentano certi valori, hanno un significato emotivo per i loro fan. Quando inizi a sponsorizzare una certa squadra sportiva, o un atleta, stai “comprando” la fedeltà di quei fan, e allo stesso tempo stai associando il tuo marchio ai valori che la squadra, l’atleta e lo sport rappresentano. Con gli influencer, questo è molto più difficile da ottenere.

LA RESPONSABILITÀ – preparazione, conoscenza, strategia e piano strutturato

Quando si confrontano le diverse strategie di marketing, il fattore più importante da considerare sono gli obiettivi e gli impatti che la suddetta campagna avrebbe. Ogni azienda si avventura in un’attività di marketing per raggiungere determinati obiettivi e ogni attività di marketing avrà impatti tangibili e intangibili. Ed è qui che crediamo che il Marketing Responsabile giochi un ruolo enorme. 

Perché un’azienda che intende essere competitiva nel lungo periodo non pensa solo a fare profitti, ma anche e soprattutto a portare un cambiamento e a creare valore per i suoi clienti e per la società in generale.

E da una prospettiva di Marketing Responsabile, le Sponsorizzazioni saranno sempre un’opzione migliore dell’Influencer Marketing. In primo luogo, lo sport e le squadre sportive sono rilevanti al di là delle generazioni, si rivolgono a diverse fasce di età e alcuni di loro hanno anche un’eredità di oltre cento anni. E questa associazione e credibilità è qualcosa a cui, come azienda o brand, vorresti essere associato. Mentre gli influencer possono avere un impatto e dei “numeri” molto elevati ma hanno una durata molto ridotta. Possono essere rilevanti oggi, ma saranno rilevanti domani? Nessuno lo sa con certezza.

Anche da un punto di vista sociale, i club sono una parte della comunità, restituiscono alla comunità, aggiungono valore alla comunità e a ogni singola persona all’interno della comunità. Mentre la stragrande maggioranza degli influencer oggi promuove soprattutto uno stile di vita sontuoso e ostenta la bella vita che sta vivendo. E questo non è proprio una buona influenza sulle giovani generazioni. 

Quando un marchio collabora con un influencer e lo paga una certa somma di denaro, i marchi sanno dove vanno a finire questi soldi? Si preoccupano dell’uso che viene fatto dei soldi che hanno appena pagato? Beh, noi crediamo che dovrebbero, ed è questo il senso del marketing responsabile

Quando si tratta di un club sportivo, si sa che il denaro pagato al club è destinato alla gestione del club, agli stipendi, alle risorse, alla base e alle accademie e anche alla comunità e alla società. Ma quando si tratta di un influencer, il più delle volte il denaro va a finanziare lo “stile di vita instagrammabile” del suddetto influencer. Questo porta solo a sempre più ragazzi che idolatrano uno stile di vita falso e malsano. 

Di nuovo, non stiamo dicendo che tutti gli influencer sono uguali. Ce ne sono alcuni davvero bravi che aggiungono un concreto valore alla loro particolare nicchia e si impegnano anche a “educare” il loro pubblico. Ma si tratta comunque purtroppo di una minoranza.

Ecco perché crediamo che la sponsorizzazione, specialmente nello sport, sia una strategia di marketing più efficace e sostenibile per i marchi rispetto all’influencer marketing. Siete d’accordo?

L’AUTENTICITÀ – che fa rima con verità

Fintanto che saremo esseri umani e manterremo una parte di umanità saremo in grado di distinguere, consapevolmente o inconsciamente, e sceglieremo.

Anche in un’epoca che sta accelerando verso un mondo totalmente virtuale, il faro che ci guida è ancora – almeno oggi – fatto di sogni, di paura, di fatica, di successi e di fallimenti. Possibilmente veri e non simulati.

Qualsiasi scelta venga fatta, questo ci deve sempre tenere molto all’erta e controllori sulla croce e delizia per eccellenza di ogni nostra azione: l’autenticità.

Quando l’autenticità viene messa in discussione accende una luce potente: che cosa c’è sotto? È tutto vero? O è tutto falso? 

“Ma quello è un ironman per davvero o fa solo finta di esserlo???”

Il solo dubbio fa scricchiolare ogni buon pensiero, ogni buona azione, e manda a monte ogni buona strategia e ogni buon piano. Ma non è tutto perduto se, lato azienda, c’è consapevolezza costante della strategia e delle scelta del piano d’azione.

E a questo punto, pensiamoci bene, la domanda importante è un’altra e ha radici più profonde: 

Da dove voglio che parta la verità?

Per aiutarci a rispondere potremmo riguardare The Truman Show che per decenni ha fatto scuola… e oggi potremmo anche guardarlo con la lente di Anna Soroki aka Delvey che può aiutare a dare nuove chiavi di lettura anche ai mondi reali attraverso i mondi inventati nel digitale grazie ai selfie collocati in “dove vorrei essere e sono, anche se a tutti gli effetti non potrei”.

Eh già, dura la vita!  Noi continuiamo a considerare valido (= capace di portare un buon ROI) un programma di sponsorship ben strutturato ed “educato” con un team autentico di atleti autentici che casomai imparano a fare bene i selfie, 

Ma pensiamoci di nuovo bene, quante Anna Delvey del mondo dello sport ognuno di noi conosce? Possiamo fare davvero finta che non esistano? O possiamo invece fare in modo che i vari mondi convivano pacificamente producendo i risultati giusti per le aziende?

La nostra risposta è sì. Se volete sapere come, contattateci!

Marianna Zanatta 

Tel. +39 340 6249031

Sponsorship vs influencer marketing #02/03

Sponsorship vs influencer marketing #02/03

IL PALCOSCENICO – il mondo fisico e il mondo digitale

Per guardare ai possibili punti di incontro e per valutare pro e contro di un’eventuale convivenza tra progetti di sponsorship e di influencer marketing dobbiamo prima di tutto guardare al punto di partenza di queste due realtà.

L’atleta ha base nel mondo fisico, che è anche il suo primo palcoscenico: un campo da calcio, da tennis, basket, volley, una montagna, un deserto, una strada asfaltata; la sua attività è caratterizzata da interazioni con altre persone: rivali, compagni di squadra, un entourage tecnico. E proprio in questo mondo fisico l’atleta si muove, matura una riconoscibilità, compie un percorso, ottiene dei riconoscimenti, misura il suo valore, e costruisce e sviluppa il suo storytelling

L’influencer compie i suoi primi passi a partire da un mondo digitale, che è il suo palcoscenico, in questo contesto il mondo fisico diventa di fatto solo una â€œscenografia” e uno sfondo su cui costruire una narrazione, ma la sua storia, il suo valore, il suo storytelling vengono strutturati nel mondo digitale e rispondono  alle sue dinamiche.

Un atleta ha il suo primo riconoscimento quando la sua performance viene misurata e valutata nel mondo fisico e, di conseguenza, può decidere di utilizzare questa sua riconoscibilità nella comunicazione del mondo digitale. 

Un influencer invece costruisce la sua riconoscibilità interamente nel mondo digitale.

ESSERE E PARLARE – comunicare nel mondo digitale

Per intraprendere la carriera di influencer come abbiamo detto la prima e fondamentale cosa da fare è costruire un’identità nel mondo digitale. Un influencer deve innanzitutto scegliere un ambito in cui agire – nel caso dello sport magari una disciplina – e ciò a cui deve mirare è attrarre e far crescere una community attorno a sé che vuole appartenere a quel mondo, vuole saperne sempre di più e decide che quel influencer specifico è il suo punto di riferimento in quell’ambito. Questa cruciale scelta può essere determinata da motivi diversi:  senso estetico? Contenuti di rilievo? Coerenza nel contesto ambiente? Amicizie o conoscenze celebri esposte? O altri elementi che esercitano un’attrattiva.

L’influencer che riesce ad avere una community targetizzata nel mondo outdoor â€“dal trekking, ai primi passi nel climbing, all’esplorazione della foresta pluviale… – non deve eccellere in quello che fa, non deve necessariamente aver fatto un lungo percorso in quell’ambito, avere una storia di successi

È “sufficiente” che si accrediti in quel mondo attraverso le immagini â€“ video e foto – che lo collocano dove la sua community a un certo punto “pretende” sia.

Un influencer esiste perché esiste un palcoscenico digitale che ha scenografie, sceneggiature, co-protagonisti e comparse coerenti con il mondo che l’influencer costruisce attorno a sé. Non servono nemmeno copy strutturati, bastano didascalie costruite a partire dai messaggi che si sceglie di mandare.  

L’obiettivo su cui si valuta il successo o l’insuccesso per un influencer ha a che fare con numeri e percentuali: follower, views, engagement.

Per diventare un atleta professionista la prima cosa che si deve costruire e custodire è un sogno, meglio se di lunga durata. Senza un sogno le possibilità di diventare un atleta professionista sono ZERO. Perché solo la forza che è in grado di darci un sogno può sostenere un atleta mentre attraversa la fatica, i sacrifici e i fallimenti.

Volendo essere più precisi ciò che crea un atleta professionista è un sogno trasformato in un obiettivo, che cresce insieme a lui. Un obiettivo che deve essere sempre misurabile nella realtà.

Il campo d’azione di un atleta è  sempre reale e misurabile, che sia la pista di atleticail campo di calcio, il rettangolo rosso… Perfino gli atleti che non hanno un campo d’azione ben definito, non hanno delle regole scritte da una federazione, non hanno una federazione, comunque devono riuscire a trasformare gli obiettivi e i campi in qualcosa di misurabile: per esempio gli alpinisti hanno la vetta fatta di metri e della storia delle salite a quella vetta. Un altro strumento di misura nella realtà è poi rappresentato dagli â€œavversari” e dai competitor.

Arrivati a questo punto risulta evidente la principale differenza tra un atleta professionista che comunica se stesso anche nel mondo digitale e un influencer sportivo.

Un atleta può decidere di sfruttare la sua storia, il suo background e lo storytelling costruito in anni di obiettivi misurati e raggiunti nel mondo reale per parlare anche al mondo digitale.

Quindi un atleta può prestarsi all’influencer marketing, MA un influencer non sarà mai un atleta.

Esiste comunque una via di mezzo tra le due categorie, anzi due:

  1. L’atleta che è già a un buon punto della sua carriera ma non ha portato a casa grandi successi, in quel caso il palcoscenico digitale può diventare lo spazio/tempo attraverso cui capitalizzare una vita dedicata a uno sport;
  2. Atleti non professionisti che hanno coltivato un sogno o una passione sportiva in parallelo a una vita “normale” al di fuori dello sport. Il fatto di aver comunque dedicato tutto il loro tempo libero al loro sport-passione può farli diventare dei punti di riferimento per una determinata community nel momento in cui decidono di condividere sul palcoscenico digitale le loro esperienze e le conoscenze acquisite.

L’AUDIENCE – con chi stiamo comunicando

“A ognuno il proprio pubblico.”

Questo statement è sufficiente a mettere in pace le coscienze e a farci credere che sia tutto semplice?

No.

Anzi, è un’affermazione che dovrebbe spingerci a cercare di capire ancora meglio chi è l’audience. E non solo in termini di target perché oggi i numeri sono molto più “impastati” di qualche tempo fa. Se vogliamo comunicare in maniera efficace nel mondo digitale dobbiamo guardare a tutti: monitorare le tendenze dei target più giovani, vulnerabili e dinamici per cercare di prevederne la prossima mossa e allo stesso tempo fare attenzione a dove e a come si muovono quelli con il portafoglio (che ricordo che in Italia sono sempre i più vecchi, il mito del trentenne milionario rimane USA).

Quello che voglio dire è che ragionare in termini “onesti” sul ruolo e sull’importanza dell’audience significa anche lasciare andare l’atteggiamento snobistico di chi la sa lunga su come funziona il mondo digitale (alla fine comanda sempre il portafoglio).

Al di là della targetizzazione (più o meno scrupolosa) una delle cose su cui dobbiamo concentrare un po’ della nostra attenzione sono i comportamenti trasversali che hanno un impatto sociologico, filosofico, psicologico, antropologico… e da questi si genera la domanda più importante che detta legge sul palcoscenico digitale: 

Come vengono fruiti i contenuti? A cosa si è arrivati?

A velocità di fruizione, poca attenzione dedicata, zero approfondimento, generazione di opinioni non necessariamente basata sui fatti ma su altre opinioni che dominano grazie alla SEO, zero cultura dell’argomento, e linguaggio visivo e testuale che si adattano a questa logica.

Seppur ammetto che questa sia la cosa che più mi spaventa visto che vengo dal credo â€œla parola forma il pensiero e il pensiero forma il comportamento”, in questo contesto mi interessa semplicemente far presente che noi operatori siamo tutti portati a rispettare il volere dell’audience, soprattutto dell’audience pagante

Questo significa che la distinzione tra influencer e atleti (e le sfumature di grigio in mezzo) sul piano della comunicazione non è così facile da far emergere.

E attenzione questo non significa che la soluzione è lavarsene le mani, questa consapevolezza deve soprattutto ricordarci che è molto importante essere vigili, essere onesti, essere rispettosi, essere leali, verso il proprio pubblico, verso il proprio cliente. Dei valori ancora validi oltre il confine generazionale dei baby boomer.

Sponsorship vs influencer marketing #01/03

Sponsorship vs influencer marketing #01/03

LA PREMESSA – è arrivato l’influencer marketing

Da qualche anno nel mondo dello sport e più in particolare in quello dello sport marketing c’è un argomento che prende molto spazio: la tendenza, e di conseguenza l’utilità, a dare spazio ad attività di influencer marketing all’interno dei budget aziendali anche di aziende con DNA sportivo.

Se allarghiamo lo sguardo non si tratta certo di un tema “nuovo” ma del resto è risaputo che “se nella moda accade oggi, nello sport lo vediamo tra due anni” in questo caso specifico voglio però pensare che il motivo non sia da ricercare in questa vecchia tradizione (o bug) di ritardo fisiologico del mondo sportivo nelle mode del momento, ma nel sistema immunitario delle strategie di marketing e comunicazione delle aziende protagoniste del mondo sport indissolubilmente legato

all’indistruttibile e incontestabile connessione emozionale del brand con la propria audience attraverso ambassador di alto livello, sportivi reali che fanno cose reali, in un mondo reale e che facendo ciò che fanno provano emozioni reali.

Come professionisti nati e cresciuti nel marketing e comunicazione dello sport è da qualche anno che abbiamo a che fare con un cambiamento – anche se non repentino – e ci siamo trovati più volte a riflettere sul tema.

È chiaro che da esperti di sports marketing, da responsabili di team di atleti in azienda prima e poi da manager di atleti come liberi professionisti, quando l’influencer marketing si è introdotto nel mondo dello sport abbiamo avuto una prima reazione di rigetto.  Si sa, le novità e i cambiamenti fanno sempre prima di tutto paura. E generano le prime domande che portano con sé dubbi e critiche negative. 

LA DOMANDA – è possibile una convivenza?

Ecco dunque che a partire dalla nostra esperienza ci siamo approcciati al fenomeno, per fortuna nel farlo abbiamo adottato l’atteggiamento che cerchiamo di tenere sempre quando guardiamo qualcosa di nuovo: un’apertura alla filosofia orientale dell’inclusione piuttosto che dell’esclusione. È così che prima di cedere al naturale istinto di difesa e chiusura – â€œCosa fa quello? Riesce a far finta di essere un ironman??? E guarda in quanti gli danno retta…” –, abbiamo cercato di capire meglio che cosa stesse accadendo, quali nuove dinamiche il fenomeno potesse far nascere e crescere, guardandolo un po’ più da vicino.

E la prima domanda a cui abbiamo avuto voglia di rispondere è: 

Ci troviamo davvero di fronte a una scelta, a un bivio? O forse un programma di sponsorship può coesistere con un piano di influencer marketing? Ed eventualmente, in che modo?

All’apparenza, la sponsorizzazione e l’influencer marketing possono sembrare molto simili: in entrambi i casi un brand paga un soggetto una certa somma di denaro (e/o con prodotto) e in cambio, il soggetto promuove il marchio e i prodotti tra i suoi fan. 

Ma c’è intanto una differenza importante che ha a che fare con la durata: le sponsorizzazioni sono fatte per lunghi periodi di tempo (di solito pluriennali), mentre le collaborazioni di influencer marketing sono temporanee e di solito calcolate su un numero X di post da pubblicare in un dato tempo e nella maggior parte dei casi, le campagne non durano più di qualche settimana. 

Quello che vorremmo fare ora, con una serie di articoli sull’argomento, è provare a guardare le due attività di marketing da diverse prospettive e cercare di capire in che modo una influenza l’altra.

Pronti?

Stay tuned 😉

Marianna Zanatta – Sports&Beyond